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La domanda che ci viene fatta più spesso durante i nostri corsi è: serve davvero Lightroom? La risposta breve è: ASSOLUTAMENTE SI! Se siete curiosi del perché, andiamo a scoprire in dettaglio a cosa serve Lightroom ed in cosa può aiutarci nel gestire l’intero nostro flusso di lavoro.

La post-produzione è inevitabile, una parte fondamentale ed irrinunciabile del processo creativo dietro ad ognuna delle nostre fotografie. Nonostante ciò, spesso ci si sente dire che “se si fa la post-produzione si bara”. In realtà, quello a cui non si pensa quando si fa questa obiezione è che la post-produzione veniva fatta anche prima dell’avvento del digitale, solo che veniva fatta dal fotografo ma dal tecnico del laboratorio di stampa (in questo articolo, ad esempio, vi abbiamo mostrato uno dei primi esempi di compositing risalente alla prima guerra mondiale).
Con la democratizzazione della fotografia resa possibile dal digitale, il fotografo è entrato in pieno controllo anche dello sviluppo dei propri negativi digitali, raggiungendo in questo modo la possibilità di influenzare l’intero processo creativo dietro ciascuno scatto. Per questo motivo, la scelta del giusto strumento software per lo sviluppo dei negativi digitali è altrettanto importante quanto quella della macchina fotografica e di una buona lente. Non sorprende, quindi, che ci sia una forte competizione in questa nicchia.

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Uno dei giocatori principali in questa arena è Lightroom, prodotto dalla americana Adobe maggiormente famosa per l’aver realizzato Photoshop. Oggigiorno, Photoshop è adottato dalla quasi totalità dei fotografi al punto tale che è stato coniato il termine photoshoppare per indicare una generica elaborazione in post, sia essa realizzata con Photoshop o con un altro strumento. Tuttavia, Photoshop non è stato pensato strettamente per la comunità dei fotografi, ma per una platea estremamente più ampia e variegata che include anche grafici, web designers, artisti digitali e molte altre categorie di creativi digitali. D’altro canto, Adobe Photoshop Lightroom è stato realizzato avendo come target il mondo dei fotografi: come suggerisce il nome, nelle vene di Lightroom scorre il sangue ed il DNA del fratello maggiore, ma si tratta di due strumenti profondamente differenti che non si escludono a vicenda ma, al contrario, vanno a costituire una cassetta degli attrezzi completa e ricca che ciascun artigiano della luce dovrebbe essere in grado di padroneggiare.

Introduzione

In questo (lungo) articolo cercherò di spiegarvi cosa è nel dettaglio Lightroom ed in che modo rappresenti lo strumento migliore per gestire l’intero flusso di lavoro in fotografia. Ma prima di iniziare, però, è necessario chiarire alcuni punti importanti. Vi consiglio di leggere i prossimi due paragrafi, ma se i concetti di file RAW e di Convertitore RAW vi sono perfettamente chiari e non volete perdere ulteriore tempo, cliccate qui e saltate direttamente al cuore della discussione! 😉

Cosa è il formato RAW?

La prima cosa da dire riguardo a Lightroom è che si tratta di un convertitore RAW. Per molti, però, nuovi a Lightroom, ai software per lo sviluppo dei negativi digitali ed al mondo della fotografia digitale in generale, questa affermazione significa poco o niente e non è molto chiarificatrice. Per questo motivo, prima di immergerci alla scoperta di Lightroom è bene parlare del formato RAW e capire cosa sia un convertitore RAW. Non preoccupatevi, può sembrare complicato, ma in realtà sono concetti molto semplici.

Un file RAW è anche noto come negativo digitale. Detto in parole povere, il file RAW è costituito da informazione così come è stata raccolta dal sensore della macchina fotografica, senza alcun tipo di correzione, ottimizzazione o compressione applicata. Notate come RAW non sia una vera e propria estensione per i file, ossia non esisterà alcun file *.raw sulla scheda di memoria della macchina fotografica. Quello che possiamo trovare quando navighiamo tra le cartelle della scheda di memoria sono formati RAW proprietari adottati dai vari produttori di macchine fotografiche. Ad esempio, Canon adotta il formato *.CR2, mentre Nikon il formato *.NEF, Fujifilm usa l’estensione *.RAF. Negli ultimi anni ha preso piede un formato aperto realizzato da Adobe, ossia il formato *.DNG, o Digital NeGative. A differenza degli altri formati adottati dai produttori di macchine fotografiche, il formato *.DNG non è proprietario e, quindi, sta prendendo sempre più piede l’abitudine di convertire i formati proprietari in *.DNG per evitare che in futuro possa verificarsi il caso che venga tolto ad Adobe e agli altri produttori di software la capacità di leggere i formati proprietari. Personalmente, non ho ancora iniziato la migrazione al formato DNG, ma seguo con attenzione l’evoluzione di questo interessante formato, soprattutto per quanto riguarda il risparmio di spazio occupato rispetto al classico CR2 di Canon.

Quando si parla di RAW, la parola chiave è informazione, poiché i file RAW non sono immagini bensì l’insieme di tutte le informazioni raccolte dal sensore. Questo è anche il motivo per il quale è necessario decodificare un file RAW  tramite appositi software – come Lightroom – per poter visualizzare propriamente l’immagine a schermo. La domanda che ci siamo posti tutti almeno una volta è, quindi: ma perché complicarsi la vita con i file RAW, invece che scattare in JPEG e semplificarsi la vita? Pur senza andare troppo nel dettaglio (riserveremo un futuro articolo dettagliato alle differenze tra RAW e JPEG e ai vantaggi del RAW rispetto al JPEG), i files RAW contengono molta più informazione al loro interno e consentono una flessibilità molto maggiore rispetto alle immagini JPEG. Più informazione a disposizione significa più risoluzione ed un range dinamico (informazione cromatica nascosta nelle zone sottoesposte ed in quelle sovraesposte di una immagine) molto maggiore. Inoltre, più flessibilità significa maggiore controllo nelle mani del fotografo in fase di post-produzione. Ma come? Piuttosto che lasciare che la macchina fotografica decida autonomamente quanto sharpening applicare all’immagine, quanta riduzione del rumore, quanto contrasto, saturazione etc. etc., grazie al file RAW abbiamo noi il pieno controllo su tutti questi parametri in post-produzione. Quindi il processo è concettualmente molto semplice: si sviluppa il file RAW esattamente come vogliamo noi e in seguito si esporta il file JPEG. E questo porta a chiederci…

Cosa è un Convertitore RAW?

Come avrete sicuramente già capito, un convertitore RAW è in primo luogo un programma in grado di decodificare l’informazione salvata in un file RAW così da rendere possibile vederlo a schermo come immagine. In seconda battuta, un convertitore RAW consente di manipolare il file RAW e l’informazione in esso contenuta e salvarla in un formato grafico, come ad esempio un file JPEG. Qualcuno potrebbe chiedersi: ma se un file RAW ha bisogno di un convertitore RAW per essere visualizzato come immagine, come è possibile vedere l’immagine appena scattata sullo schermo LCD della macchina fotografica? Ciò è possibile perché tutti i file RAW hanno integrata al loro interno una anteprima JPEG che risulta essere già “elaborata” dalla macchina fotografica stessa. Questo è il motivo per cui, dopo aver importato un file RAW sul nostro computer, questo appare molto più piatto e spento che non sul retro della nostra macchina fotografica: l’anteprima JPEG che vediamo sullo schermo, infatti, ha già ricevuto la sua dose di contrasto, nitidezza e saturazione, mentre il RAW che vediamo sul computer è ancora grezzo, intoccato. Volendo usare una analogia culinaria, un file RAW è costituito dagli ingredienti necessari per preparare una ricetta: abbiamo tutto a portata di mano, ma sta a noi decidere secondo il nostro gusto, la nostra bravura e il risultato che vogliamo ottenere dosi e modalità di utilizzo d questi ingredienti. Un file JPEG, invece, è il piatto già preparato: se volessimo modificare anche lievemente il quantitativo di uno degli ingredienti non potremmo. Per cambiare uno degli ingredienti della ricetta, sarà necessario preparare nuovamente l’intera ricetta.

Cosa è Lightroom?

Quindi, cosa è Lightroom? Adobe Photoshop Lightroom (che da qui in avanti chiamerò semplicemente Lightroom o LR) è semplicemente un convertitore RAW. In realtà, Adobe ha sviluppato Lightroom per essere qualcosa di più di un semplice convertitore RAW capace dello sviluppo dei negativi digitali, rendendolo di fatto uno strumento in grado di gestire l’intero flusso di lavoro per il 90% dei fotografi professionisti e amatori. Grazie ad una interfaccia suddivisa molto efficientemente in diversi pannelli dedicati a differenti parti del workflow, grazie a strumenti che sono disposti in maniera tale da aiutare il fotografo a seguire il corretto ordine di lavoro su ogni immagine, Lightroom ci permette di organizzare, catalogare e ricercare le nostre foto (e persino i nostri video), eseguire la post-produzione, stampare e condividere le nostre immagini, tutto in un unico ambiente coerente e integrato.

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Una delle caratteristiche principali di Lightroom è il carattere non distruttivo di tutte le modifiche che vengono applicate ai file RAW: ogni volta che viene applicata una regolazione ad una immagine, infatti, il file originale non viene modificato, ma Lightroom registra il cambiamento in un piccolo file di testo separato, detto file sidecar, con estensione *.XMP. Questo ha due importanti conseguenze: da una parte è sempre possibile tornare sui propri passi in caso di errore perché il file originale non è stato modificato, dall’altra ci da la possibilità di creare più versioni di una immagine elaborata, attraverso le copie virtuali, senza avere necessità di duplicare il file RAW originale, con un conseguente risparmio considerevole di spazio di archiviazione. I file *.XMP, infatti, sono di dimensioni molto piccole poiché semplici file di testo.

xmp

Incredibilmente, quando installate Lightroom per la prima volta l’opzione per la creazione dei file sidecar .XMP è disattivata. Andate nelle Preferenze del Catalogo e nel tab Metadata spuntate la casella “Scrivi automaticamente i cambiamenti su XMP” (o, in inglese, “Automatically write changes into XMP“).

XMP-Options

Vi suggeriamo di scegliere questo settaggio per ogni catalogo Lightroom che avete.

La seconda caratteristica che rende Lightroom uno strumento irrinunciabile nel workflow di ciascun fotografo è la straordinaria capacità di sincronizzazione tramite copia e incolla delle modifiche fatte su di una foto con tutte le altre dello shoot. Supponiamo, ad esempio, di aver eseguito una serie di immagini in cui il bilanciamento del bianco risulti errato: è possibile, in Lightroom, correggere il bilanciamento del bianco sulla prima immagine e sincronizzare tale cambiamento con tutte le immagini della sessione scattate con condizioni di illuminazione simili con un paio di clic. La possibilità di applicare le stesse elaborazioni di base a più immagini contemporaneamente (quello che in inglese si chiama Batch Processing) è una caratteristica di Lightroom estremamente utile sia quando si scattano molte immagini in condizioni di luce simili (si pensi, ad esempio, alla fotografia in studio dove una volta fatta la calibrazione del bianco con un target è possibile sincronizzare il valore corretto di bilanciamento del bianco per tutte le fotografie fatte con lo stesso set) sia, ad esempio, quando si realizzano panorami e si vuole garantire che ciascuna immagine del panorama sia elaborata in maniera coerente con le altre.

Sincronizzazione-in-Lightroom-Studio-inFocus-Studio-Fotografico-Roma-Matrimonio-Rome-Wedding-Photography

Come vedete dall’immagine, è possibile sincronizzare tutte le modifiche che è possibile applicare. Tuttavia, vi suggeriamo di porre sempre estrema attenzione nel selezionare sia gli aggiustamenti locali (pennelli, gradienti, filtri radiali) sia la rimozione delle macchie: questi strumenti, infatti, fanno riferimento alla posizione sull’immagine dei pixel su cui si sta lavorando e, quindi, possono portare a risultati inattesi e non corretti. Il mio suggerimento è, quindi, di applicare sempre le correzioni locali e la rimozione delle macchie su ogni singola immagine e di non sincronizzare mai queste correzioni a meno che non si lavori su cavalletto e senza modificare l’inquadratura (ad esempio per realizzare un HDR o un timelapse).

La domanda che quindi in molti si fanno è: Sono un fotografo amatoriale o un professionista alle prime armi. Mi serve Lightroom, quindi?

La risposta che do sempre in questi casi è secca: ASSOLUTAMENTE SI.

Per chi ha a cuore il risultato finale dei propri scatti e vuole avere il completo controllo su come appariranno le proprie fotografie, Lightroom è lo strumento ideale per l’eccellente gestione dei file RAW di cui è capace. Inoltre, il motore del convertitore RAW che è alla base del programma viene aggiornato costantemente da Adobe, rendendo disponibili nuovi strumenti con le nuove versioni che consentono di elaborare nuovamente vecchi RAW con tecnologie migliori per risultati che possono cambiare sensibilmente da una versione all’altra (notevole il salto di qualità nella gestione del rumore digitale tra le versioni 2 e 3 ed il funzionamento del pannello base tra la 3 e la 4). Inoltre, per chi è interessato a mantenere ben organizzato il proprio archivio fotografico, Lightroom fa un eccellente lavoro grazie alla struttura a database relazionale del suo catalogo.

D’altro canto, Lightroom è un programma pensato da professionisti della fotografia per professionisti della fotografia e presenta, quindi, una curva di apprendimento abbastanza ripida che, però, non deve far demordere chi si avvicina a questo complesso strumento per la prima volta: i vantaggi legati al suo utilizzo ripagheranno ampiamente lo sforzo messo nell’imparare i suoi segreti. A tal riguardo, vi invitiamo a frequentare uno dei nostri corsi di sviluppo digitale con Lightroom e Photoshop e a richiederci qualsiasi informazione compilando il form qui sotto. Vi risponderemo immediatamente con tutte le informazioni sui nostri corsi!

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Cosa distingue Lightroom da Photoshop

Avendo capito bene che cosa è ed a cosa serve Lightroom, la domanda che viene naturalmente alla mente di tanti è se ci siano e quali siano le differenze con l’altro grande giocatore che la fa da padrone quando si pensa all’elaborazione digitale delle immagini: Adobe Photoshop.

C’è molta confusione riguardo le differenze tra Lightroom e Photoshop ed è diffusa l’errata convinzione che questi due programmi siano in competizione tra loro, che siano mutuamente escludibili. In realtà, il concetto chiave è che Lightroom e Photoshop svolgono ruoli concettualmente differenti e possono (ed in molti casi devono) coesistere nel flusso di lavoro di un fotografo. In particolare, volendo semplificare (forse eccessivamente) il discorso, possiamo dire che:

  • Lightroom viene utilizzato per gestire l’intero flusso di lavoro (dall’importazione delle immagini sul computer, alla catalogazione ed archiviazione, fino alla preparazione di stampe e slideshow, passando per lo sviluppo del file RAW (vero cuore del programma). Se ci si focalizza sull’elaborazione dei negativi digitali, Lightroom è principalmente pensato per realizzare tutte quelle operazioni che nell’era dell’analogico venivano effettuate in camera oscura. In particolare, nel nostro workflow, Lightroom viene impiegato per correzioni di esposizione, contrasto, saturazione, ritaglio dell’immagine e applicazione dei profili delle lenti (per eliminare la deformazione a barilotto della lente e correggere l’aberrazione cromatica). Sono, essenzialmente, tutte operazioni che agiscono sui pixel senza andarne a modificare il contenuto. Possiamo, quindi, dire che dal punto di vista dell’elaborazione dei file, Lightroom è utilizzato per lo sviluppo digitale dei file RAW.
  • Photoshop, d’altro canto, viene utilizzato principalmente per il fotoritocco, cioè per tutte quelle operazioni che vanno a sostituire il valore di un pixel con qualcosa di diverso. Pensiamo, ad esempio, a quando vogliamo eliminare un elemento distraente della fotografia (come ad esempio un cestino o un cavo telefonico) o a quando manipoliamo parte dell’immagine cambiandone dimensioni e prospettiva o a quando andiamo a sostituire parte di una immagine con una diversa (ad esempio sostituendo il cielo di una foto con quello di un’altra immagine o collocando il soggetto su uno sfondo differente). Per questo e per altre applicazioni più orientate alla grafica, Photoshop offre un ventaglio di possibilità e soluzioni virtualmente infinito.
Photoshop è uno strumento software dalle mille potenzialità e dalle mille applicazioni. In questo articolo, quello che stiamo cercando di fare è accennare alle differenze concettuali tra Lightroom e Photoshop, senza avere la pretesa di illustrare ogni possibile utilizzo dei due programmi, quanto piuttosto riuscire a collocarli entrambi in un contesto generale con al centro l’impiego fotografico.

Esiste, in realtà, una piccola area grigia di sovrapposizione tra i due programmi che coinvolge lo sviluppo del negativo digitale. Photoshop, infatti, è fornito di un convertitore RAW integrato, chiamato Camera RAW, in grado di elaborare i file RAW delle nostre macchine fotografiche utilizzando gli stessi strumenti presenti nel Pannello Sviluppo di Lightroom. In realtà, si tratta esattamente dello stesso motore che fa funzionare sia Camera RAW che il Pannello Sviluppo di Lightroom. Questo significa, quindi, che Lightroom è superfluo?

ASSOLUTAMENTE NO.

L’accoppiata Photoshop + Camera RAW manca di tutte le capacità di organizzazione, catalogazione e soprattutto ricerca che caratterizzano, invece, Lightroom. Affidandosi esclusivamente a Photoshop, infatti, si ha a disposizione solamente Adobe Bridge che, come dice il nome, altro non è che un ponte tra le cartelle in cui sono salvate le nostre immagini e Photoshop: le capacità di archiviazione e catalogazione di Bridge sono primitive se comparate con quelle di Lightroom e manca completamente la possibilità di effettuare ricerche incrociate con più parametri in tutto il proprio archivio fotografico. Inoltre, il flusso di lavoro in Lightroom risulta spesso molto più intuitivo e semplice rispetto alla controparte in Photoshop. Basta pensare alla realizzazione di un fotolibro tramite il Pannello Book di Lightroom: la procedura è estremamente più facile ed immediata in confronto alla macchinosità della stessa operazione in Photoshop, con un controllo del risultato finale ed una personalizzazione assolutamente totali.

D’altro canto, ovviamente, Photoshop presenta una versatilità ed una potenza (a scapito di una curva di apprendimento enormemente più ripida di quella di Lightroom) quando si tratta di andare a modificare le proprie immagini che Lightroom non riesce nemmeno ad avvicinare: la possibilità di poter operare su vari livelli attraverso maschere e correzioni locali applicate con pennelli e filtri vari  rappresenta un grande vantaggio di Photoshop rispetto a Lightroom. Tuttavia, è bene ricordare che i due programmi hanno obiettivi e compiti assolutamente differenti e non confrontabili.

Allo Studio inFocus il nostro flusso di lavoro inizia e finisce in Lightroom, con dei passaggi intermedi in Photoshop per eseguire compiti che altrimenti sarebbero impossibili. In linea di massima, il 60% circa delle nostre immagini non viene mai portate ed elaborata in Photoshop, ma vive interamente in Lightroom. Per questo motivo riteniamo che, dovendo scegliere, da un punto di vista puramente fotografico Lightroom sia più efficiente e completo nel suo complesso rispetto a Photoshop.

Quale alternative ci sono?

Lightroon non è l’unico convertitore di RAW disponibile sul mercato anzi, in realtà, ci sono diverse alternative. Tra le più valide, gli utenti Apple possono fare affidamento su Aperture, molto simile a Lightroom ma limitato al solo utilizzo sui computer della mela morsicata. Gli utenti windows, possono ripiegare su Capture One di Phase One: si tratta di uno strumento estremamente capace, da quanto riportato sulla rete, e particolarmente apprezzato da chi scatta in studio con la macchina fotografica collegata ad un computer, ma non ho esperienza diretta non avendo mai avuto modo di lavorarci a lungo. Esistono, poi, convertitori RAW proprietari sviluppati dalle varie case costruttrici di macchine fotografiche ma, generalmente, sono un po’ più primitivi per quanto riguarda gli aspetti di gestione del flusso di lavoro nel suo complesso e nella gestione dell’archivio fotografico. Personalmente, uso Digital Photo Professional di Canon esclusivamente quando scattiamo in studio con la macchina fotografica collegata al computer, perché la funzione di scatto in remoto da computer è ancora superiore a quella implementata in Lightroom.

Per quanto riguarda noi dello Studio inFocus, abbiamo scelto di affidarci a Lightroom e Photoshop CC dopo aver inizialmente fatto uso di Aperture. La decisione di migrare il nostro archivio dal software professionale di Apple a quello di Adobe (con il non piccolo problema di perdere tutte le elaborazioni fatte sui file RAW già processati con Aperture) è stata dettata dalla migliore gestione complessiva del flusso di lavoro in Lightroom. Una volta capito il modo in cui Lightroom funziona e come sono organizzate le informazioni al suo interno, il software di Adobe è semplicemente più facile, logico ed efficiente da usare e presenta degli algoritmi di elaborazione delle immagini migliori rispetto alla controparte Apple.

Ci teniamo a precisare che con questo non stiamo dando un giudizio definitivo ma personale, frutto della nostra esperienza diretta. 

Se siete interessati ad imparare tutti i segreti per utilizzare Lightroom al meglio per ottenere immagini migliori e costruire un flusso di lavoro organizzato e coerente, vi invitiamo a seguire il nostro Corso di Elaborazione Digitale con Lightroom all’interno del quale vi illustreremo con esempi concreti come Lightroom sia al cuore del lavoro presso lo Studio inFocus. Se avete domande o desiderate maggiori informazioni sul corso, compilate il form in fondo alla pagina e vi contatteremo per darvi tutte le informazioni necessarie!

Voi come elaborate i vostri file RAW? Raccontateci le vostre esperienze con Lightroom o con il software che preferite utilizzando il box dei commenti qui sotto, oppure partecipate alla discussione mettendo “Mi piace” alla pagina Facebook dello Studio inFocus e commentando il post relativo a questo articolo. E se non volete perdervi nessuno dei contenuti che regolarmente pubblichiamo, iscrivetevi alla Newsletter utilizzando il form sulla sinistra di questa pagina!

Buona luce a tutti e ricordate di… Rimanere inFocus!!

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About the author

Daniele

Daniele, da sempre appassionato di fotografia e di tutto ciò che vola, insegue le sue passioni conseguendo una laurea in ingegneria astronautica ed esplorando sempre più a fondo l'universo fisico e quello fotografico, sperimentando e raccontando il mondo come lo vede attraverso la sua macchina fotografica.

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