Walter-Mitty-Locandina

Capita di rado di trovare un film che si occupi di fotografia. I sogni segreti di Walter Mitty è uno di questi e vorrei spiegarvi perché sono sicuro vi piacerà se anche voi, come me, amate la fotografia.

A distanza di quasi un mese, ho avuto modo di rivedere, questa volta in lingua originale, I sogni segreti di Walter Mitty, ultima fatica da regista e attore dell’americano Ben Stiller. Nelle settimane intercorse tra la prima e la seconda visione ho avuto modo di leggere diverse recensioni ed opinioni sia della critica che degli spettatori e, come forse saprete, le prime recensioni non sono state molto entusiasmanti. A causa delle importanti aspettative costruite ad hoc durante la campagna di promozione (prima fra tutte quella che vendeva I sogni segreti di Walter Mitty come il nuovo Forrest Gump. Che, poi, chissà cosa significava…), molti si sono trovati spiazzati da questa pellicola: già dal trailer – peraltro molto bello – si intravedono elementi tipici della commedia romantica, dei film di azione, di un diario di viaggio.

Ma I sogni segreti di Walter Mitty va guardato con occhi diversi: è, infatti, un film che parla al cuore tramite il solito cliché di un protagonista che scopre se stesso attraverso una rinascita umana e professionale, ma è soprattutto una storia narrata agli occhi dove la fotografia è protagonista. E questo non solo perché Walter Mitty è il responsabile dell’archivio fotografico di Life Magazine, né perché la narrazione ruota attorno alla ricerca del negativo numero 25 (la quintessenza) per l’ultimo numero della rivista, né perché la fotografia (intesa in senso cinematografico come scelta delle inquadrature e della luce nelle riprese) è notevole. Ma perché l’intero film è permeato di messaggi che rappresentano in maniera perfetta cosa significhi la fotografia e fotografare. E lo fa ad iniziare dal motto di Life, che ci viene riproposto come un mantra in diverse occasioni:

To see things thousands of miles away, things hidden behind walls and within rooms, things dangerous to come to…to draw closer…to see and be amazed. That’s Life.Life Magazine

Se ancora non avete visto il film ed avete intenzione di farlo, interrompete la lettura qui perché, per meglio spiegarvi cosa intendo, anticiperò alcuni passaggi importanti della trama.

Ben-Stiller-Walter-Mitty-longboard

ATTENZIONE SPOILER

Uno dei momenti più importanti del film si ha quando Walter Mitty riesce finalmente a raggiungere il fotografo Sean o’Connel – interpretato da un perfetto Sean Penn – nella catena dell’Himalaya. Lì, il famoso fotografo aspetta pazientemente di fotografare un leopardo delle neve che segue da diverso tempo e con pochissime parole riesce a spiegare a Walter (e a noi) il particolare rapporto tra un fotografo ed il mondo davanti ai suoi occhi. Queste le sue parole:

Le cose belle non chiedono attenzione.Sean O’Connell

Scene from movie 'The Secret Life of Walter Mitty'

Ma quando, finalmente, il leopardo delle nevi entra nella sua inquadratura tra l’emozione di Sean che attira a se Walter per avvicinarlo all’oculare e condividere questa emozione, decide di non scattare, preferendo fermarsi per ammirare l’animale. Alla domanda di Walter Mitty sul perché non stesse scattando nessuna fotografia, il fotografo risponde:

Certe volte non scatto. Se mi piace il momento. Piace a me. A me soltanto. Non amo avere la distrazione dell’obiettivo. Voglio solo restarci. Dentro.Sean O’Connell

L’altro messaggio estremamente importante che il film trasmette è racchiuso nelle scene finali, quando Walter Mitty scopre che la quintessenza, l’ultima copertina del Life Magazine, lo ritrae seduto sui gradini della sede di Life Magazine intento nel suo lavoro di selezione di alcuni negativi, con accanto lo slogan “dedicato alle persone che l’hanno reso possibile”.

Questo perché la fotografia è fatta dalle persone. Ciò vale sicuramente per una realtà editoriale come Life o National Geographic dove ci sono tantissime professionalità coinvolte in ogni foto che vediamo (a cominciare dai fotografi, passando per tecnici, editori, grafici, autori…), ma anche e soprattutto per ognuno di noi. Oggi, purtroppo, si tende a parlare troppo di tecnica, di corpi macchina, di lenti o software di elaborazione digitale e ci si dimentica che, come dice il motto di Bresson che abbiamo fatto nostro allo Studio inFocus, “È una illusione che le foto si facciano con la macchina fotografica. Si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa”. Certo, corpi macchina e lenti ci consentono di realizzare le visioni che abbiamo in mente e sono, quindi, parte essenziale del processo creativo. Ma sono solamente strumenti nelle nostre mani.

Una curiosità sul film

Tra le varie citazioni presenti nel film, ve ne segnalo una molto simpatica. Quando Walter Mitty attera in Groenlandia all’inseguimento del negativo 25, all’autonoleggio sono disponibili solamente due macchine: una blu ed una rossa. Vi ricorda niente? Macchina blu: fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Macchina rossa: resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. E Walter prende la macchina rossa…

Voi cosa ne pensate di questo film? Fatecelo sapere nei commenti qui in basso oppure partecipate alla discussione mettendo “Mi Piace” alla nostra pagina Facebook e commentando il post relativo a questo articolo.

Buona luce a tutti e ricordate sempre di… Rimanere inFocus!!

Foto e Video | 20th Century Fox

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About the author

Daniele

Daniele, da sempre appassionato di fotografia e di tutto ciò che vola, insegue le sue passioni conseguendo una laurea in ingegneria astronautica ed esplorando sempre più a fondo l'universo fisico e quello fotografico, sperimentando e raccontando il mondo come lo vede attraverso la sua macchina fotografica.

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