Dopo tre mesi di intenso utilizzo in molteplici scenari, siamo finalmente pronti a pubblicare le nostre impressioni sulla ultima iterazione della reflex Canon full frame di maggiore successo, la 5D mk III. E ve lo diciamo subito: è fantastica!

5d mk iii

Recensire un corpo macchina, così come recensire una lente, non è mai una cosa semplice: ci si può perdere in mille grafici, test in studio, confronti fino all’ultimo pixel e mille altre comparazioni. Noi dello Studio inFocus, invece, siamo interessati a come l’oggetto delle nostre recensioni si comporta nella vita reale, sul campo. Per questo, la recensione che vi apprestate a leggere conterrà certamente informazioni tecniche e descrizioni delle specifiche e delle caratteristiche principali della macchina, ma sarà soprattutto basata sulla nostra esperienza maturata sul campo durante l’uso effettivo della macchine nelle nostre condizioni abituali di lavoro. Per una lista esaustiva delle specifiche tecniche della macchina, vi rimandiamo alla pagina sul sito di Canon Italia, dove potete trovare la descrizione di dettaglio delle specifiche tecniche. Senza ulteriore indugio, iniziamo questo viaggio alla scoperta della Canon 5D mk III.

Caratteristiche principali

Dopo il rilascio della 5D mk II nel 2008 e la rivoluzione che questa portò nel mondo delle reflex digitali, la comunità dei fotografi aveva enormi aspettative sulla sua erede e la Canon 5D mk III non ha disatteso molte di tali aspettative. Presentata al pubblico nel Marzo 2012, la 5D mk III è più la sorella minore della ammiraglia di casa Canon, la EOS-1 DX, che non la sorella maggiore della 5D mk II. Di questa, infatti, mantiene grossomodo il form factor esterno (peso e dimensioni), ma della sorella maggiore adotta moltissime soluzioni: il modulo autofocus a 61 punti di cui ben 41 a croce, il mirino con copertura al 100% del frame, il processore Digic 5+, la struttura del corpo in una resistentissima lega di magnesio, la modalità di scatto silenziosa e l’ottima tropicalizzazione per nominare solo le principali.

digic5+

Con i suoi 22.3 Megapixels, il guadagno in risoluzione è di appena 1 Megapixel rispetto ai 21.1 della 5D mk II. Sebbene molti si siano lamentati dell’esiguo incremento di risoluzione, questo non rappresenta a nostro parere un passo falso di Canon in quanto la corsa ai Megapixels intrapresa da Nikon con la superba D800 da 36MP ha anche ripercussioni negative sul proprio workflow che bilanciano il vantaggio derivante dalla maggiore risoluzione. Inoltre, i 22MP di 5D mk III sono ampiamente in grado di soddisfare le necessità della maggior parte dei fotografi professionisti ed amatori per quanto riguarda il dettaglio e la possibilità di realizzare stampe di grande formato. Da considerare che, inoltre, una risoluzione rimasta pressoché invariata unita ad un nuovo sensore sviluppato ad-hoc per la 5D mk III ci fa presupporre un incremento nelle già ottime prestazioni ad alti ISO della mkII. Notevole, poi, l’incremento della raffica rispetto alla 5D mk II, che passa da 3.9 FPS a 6 FPS: non si raggiungono le prestazioni da capogiro della 1 DX, ma si avvicinano di molto le prestazioni della 7D con i suoi 8 FPS. Questo rende di fatto la 5D mk III appetibile anche in quelle situazioni in cui la raffica può essere un fattore determinante, come ad esempio la fotografia sportiva o di avifauna, e che rappresentavano un punto di debolezza della precedente 5D mk II anche a causa del modulo di autofocus non particolarmente prestante. Continuando la tradizione di 5D mk ii e di 6D, Canon offre la 5D mk III in kit con l’ottima lente EF 24-105 f4L IS USM, di cui potete trovare qui la nostra approfondita recensione.

Corpo ed ergonomia

Solida. Questa è al prima impressione che si ha quando si impugna per la prima volta la Canon 5D mk III. Il corpo, realizzato in una resistentissima lega di magnesio, ha un peso di 956 grammi con batteria e memory card inserite e presenta una finitura superficiale in resina e gomma che offre un grip molto buono. Ottima anche la sagomatura dell’impugnatura, che offre spazio a sufficienza per il pollice sul retro e per tutte e quattro le dita sul lato frontale. Da segnalare come, a differenza della mk II, sul retro della macchina sia presente una comodissima ed ampia scanalatura per il pollice che consente una presa molto stabile e che offre una sensazione di stabilità in più anche e soprattutto quando si impugna la macchina in verticale. Inoltre, rispetto alla precedente generazione, le linee generali sono state rese più morbide ed arrotondate contribuendo al confort della macchina in mano ed alla impressione di maggiore snellezza della stessa (anche a dispetto dei 140 grammi in più a carico della 5D mk III).

5D mk III - Corpo in lega

Confrontando la 5D mk III con la precedente mk II, si vede come la nuova incarnazione della reflex Canon abbia molto in comune con la sua sorella più anziana. Guardandola dall’alto le maggiori differenze (a parte la forma più arrotondata e morbida della mk III) sono il tasto On/Off posizionato dietro la ghiera dei comandi, come si vede sulla 7D, e l’aggiunta del pulsante M-Fn personalizzabile che si trova vicino al pulsante di scatto. Sebbene il nuovo posizionamento dell’interruttore di accensione risolva il fastidioso problema che si aveva con la mk II di spegnere o accendere inavvertitamente la macchina con il palmo della mano, nell’uso quotidiano siamo rimasti scontenti della nuova posizione. Per poter accendere la macchina fotografica, infatti, è ora necessario impiegare entrambe le mani, cosa che può risultare scomoda quando si ha necessità di accendere velocemente la macchina sollevandola, ad esempio, dal fianco. In una sessione di lavoro molto lunga, infatti, non è insolito spegnere il corpo macchina quando non lo si sta utilizzando per preservare batteria: in questo contesto, la possibilità che si aveva con la mk II di accendere la macchina con il pollice della mano destra risultava sicuramente molto comoda. Dovendo spostare il pulsante di accensione dalla posizione in basso a destra della mk II, forse, se avessimo potuto dare un consiglio a Canon, lo avremmo posizionato nella parte superiore destra del corpo macchina, così da essere facilmente raggiungibile dal pollice destro.

Dal punto di vista dell’usabilità, la ghiera dei modi guadagna il pulsante di blocco che impedisce di ruotarla inavvertitamente: a chi non è mai capitato di riporre la macchina in uno zaino con la ghiera in una modalità di scatto e ritrovarsela impostata diversamente all’utilizzo successivo? Ero, tuttavia, abbastanza scettico riguardo il nuovo sistema di blocco, perché temevo che premere la sicura e contemporaneamente ruotare la ghiera fosse un movimento innaturale. In realtà, non ho riscontrato alcun problema ed in pochissimo tempo è diventato un movimento assolutamente naturale e immediato. Nella parte posteriore la 5D Mark III guadagna anche un nuovo un selettore che permette di controllare le funzioni Movie/Live-view come quello presente sulla 7D, mentre il pulsante ‘Q’ fornisce un rapido accesso alle più utili e comuni impostazioni di scatto della macchina fotografica. Continua, inoltre, ad essere presente l’interruttore LOCK che serve a inibire il funzionamento della ghiera posteriore.

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Nella parte superiore destra della macchina, invece, campeggia il display che raccoglie tutte le impostazioni di scatto, di facile lettura e molto ben organizzato. Poco è cambiato rispetto al display che equipaggiava mk II: sono state aggiunte alcune informazioni ed è stato riorganizzato il modo in cui vengono presentate, ma sostanzialmente non si notano differenze importanti. Molti di voi ricorderanno il polverone sollevato al momento della consegna dei primi esemplari di 5D mk III quando si scoprì che c’era una infiltrazione di luce dal display superiore, quando acceso, che poteva falsare la lettura dell’esposimetro in particolari condizioni (lunghe esposizioni in scarsissima illuminazione). Purtroppo al momento in cui ho ricevuto la macchina non sono riuscito a trovare in rete l’informazione relativa al numero di serie a partire dal quale Canon ha provveduto ad eliminare questo problema. Per questo motivo, ho fatto alcune semplici prove in studio per sincerarmi che non ci fossero variazioni di lettura dell’esposimetro con il display superiore acceso e, fortunatamente, non ne ho riscontrate.

Una piccola nota relativa ai pulsanti raggiungibili con l’indice destro: rispetto a mk II, la 5D mk III presenta un differente layout che ne rende più facile l’utilizzo senza staccare l’occhio dal mirino. Ad esempio, il pulsante dedicato alla modifica degli ISO presenta una piccola protuberanza centrale che ne rende immediato il riconoscimento al tatto, soprattutto quando si opera in condizioni di scarsa illuminazione come in chiesa o in teatro. Un esempio di un piccolo dettaglio che però, operativamente, semplifica di molto la vita al fotografo.

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Display e mirino

Il mirino “intelligente” della 5D mk III offre una copertura al 100% e la possibilità di visualizzare numerose informazioni relative ai parametri di scatto ed all’autofocus. E’ inoltre possibile sovrapporre all’immagine vista attraverso il mirino una griglia per aiutare nella composizione e, funzionalità molto utile a nostra avviso, una livella elettronica a due assi capace di aiutare il fotografo a mantenere orizzontale la macchina fotografica durante lo scatto. Ciò che maggiormente sorprende quando si posa l’occhio al mirino della 5D mk III, però, è la sua estrema luminosità. Anche in condizioni di scarsa illuminazione è infatti facile riuscire a comporre l’immagine ed a distinguere con facilità i punti di messa a fuoco.

Il salto generazionale rispetto a 5D mk II è, invece, perfettamente riconoscibile quando si utilizza il display posteriore, che guadagna in risoluzione arrivando a 1040000 punti ed il formato 3:2 che consente di visualizzare le nostre immagini a tutto schermo e senza le fastidiose bande nere che caratterizzavano il display posteriore di 5D mk II. Inoltre, un efficiente trattamento antiriflesso unito ad un angolo di vista di 170° e ad una buonissima luminosità (comunque regolabile dal menù della macchina), rendono molto più facile osservare le immagini appena scattate anche in pieno sole.

Autofocus

Dove la 5D mk III si differenzia enormemente dalla sua precedente incarnazione è il comparto autofocus. Dai 9 punti con il solo punto centrale a croce di 5D mk II, si passa allo stesso modulo autofocus che equipaggia l’ammiraglia di Canon, la 1D-X, con ben 61 punti di messa a fuoco di cui 41 a croce.

DistribuzionePuntiAF

Appena si poggia l’occhio al mirino, ciò che immediatamente colpisce è sicuramente l’enorme quantità di punti a nostra disposizione, ma soprattutto la loro distribuzione fino ai bordi del frame: questo è particolarmente comodo quando si inseguono soggetti in rapido movimento e quando si vuole mettere a fuoco un punto dell’immagine abbastanza decentrato.

Canon_5D_Mark_III_AI-Servo-AF-Tracking-Display

Per illustrare meglio il vantaggio derivante dalla distribuzione dei punti AF nel modulo della 5D mk III, prendiamo ad esempio in considerazione lo scatto di un ritratto. [Nota: questa è una delle mie crociate storiche insieme al “Componi correttamente in camera ogni volta che puoi”, quindi scusatemi in anticipo! :-)]. Molti di noi hanno a disposizione una macchina con il solo punto centrale a croce. A chi non è mai capitato di sentirsi dare il suggerimento di utilizzare il solo punto a croce centrale, mettere a fuoco sul punto che ci interessa, ricomporre l’inquadratura e poi scattare? un suggerimento molto utile che elimina il problema che si ha quando non si ha a disposizione un punto di messa a fuoco decentrato. Questa tecnica, tuttavia, presenta una insidia quando scattiamo con profondità di campo estremamente piccole. Quando ricomponiamo dopo aver bloccato la messa a fuoco, infatti, stiamo ruotando il piano della messa a fuoco e, se la profondità di campo è molto piccola, rischiamo di far uscire dal piano di messa a fuoco il soggetto su cui abbiamo focheggiato. Pensiamo ad u ritratto in cui il soggetto ha il volto ruotato rispetto alla nostra lente: in questo caso, i due occhi si troveranno su due piani differenti e non è raro avere solo uno dei due occhi a fuoco mentre l’altro già risulta essere soffice. utilizzando il punto di messa a fuoco centrale per mettere a fuoco l’occhio più vicino e poi ricomporre l’immagine porterà inesorabilmente alla perdita del fuoco nel punto da noi scelto, rendendo di fatto l’immagine inutilizzabile. Avere un cluster di punti AF molto distribuiti sul frame, invece, ci consente di spostare manualmente il punto di messa a fuoco sul soggetto o sulla parte del soggetto da mettere a fuoco, ad esempio l’occhio, componendo correttamente l’immagine e senza la necessità di ricomporre rischiando di ottenere una immagine soffice.

ComparazionePuntiAF

Lo scotto da pagare per un modulo di AF così performante risiede nella complessità del suo corretto utilizzo. Nel menù della macchina, ad esempio, al modulo AF sono dedicate ben cinque pagine del menù ed i parametri da imparare a gestire sono innumerevoli.
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Canon ha messo a disposizione alcuni preset per scenari tipici di utilizzo, ma anche limitarsi al loro uso richiede una intensa fase di studio del modulo AF per raggiungere la giusta padronanza con lo strumento e poter trarre tutti i vantaggi che un sistema così performante può offrire. Per chi di voi fosse interessato a saperne di più, potete scaricare un manuale in pdf realizzato da Canon estremamente ricco di informazioni sull’uso dell’AF di 5D mk III e 1D-X cliccando qui. Inoltre, in questo articolo vi parliamo approfonditamente di quello che, secondo la nostra esperienza, è modulo AF più evoluto in casa bianco rossa.

Ancora non ho avuto modo di testare l’autofocus in situazioni complesse come in pista con motociclette ad alta velocità, ma non appena avrò occasione di tornare a scattare in pista posterò un update sulle capacità di tracking di soggetti in rapidissimo movimento. Per altre situazioni, invece, quali persone in movimento frontale rispetto a noi, animali o sport non ho riscontrato nessun problema ed anzi ho visto un rateo di successo di immagini a fuoco attorno al 70%/80% che, fino a qualche mese fa, per me erano assolutamente impensabili. Una nota negativa che mi sento di fare all’autofocus è relativa alla visibilità dei punti di messa a fuoco attivi. Se stiamo utilizzando un cluster di punti di messa a fuoco, infatti, non è immediato capire quali sono quelli effettivamente attivi, cioè dove stiamo mettendo a fuoco, perché non si ha nessuna illuminazione che evidenzi i punti a fuoco da quelli non a fuoco. La comunità ha ripetutamente richiesto a Canon l’aggiunta di questo comportamento nell’intelligent viewfinder e c’era grande attesa per l’ultimo aggiornamento firmware che, però, non ha portato la tanto desiderata funzionalità. [N.d.D. – Abbiamo però ricevuto in regalo l’uscita HDMI non compressa! Hurrà!! Sembra che ciò sia dovuto a problemi legati all’accuratezza dell’autofocus nel momento in cui si illuminassero i punti. Non ho elementi per poter dire se questo sia vero oppure no, ma resta il fatto che personalmente rimango speranzoso nelle capacità degli ingegneri giapponesi di Canon di aggiornare il modulo AF in modo da rendere più distinguibili i punti a fuoco da quelli non a fuoco.

Resa ad alti ISO

E’ riuscita la Canon ha migliorare con la nuova 5D mk III le già ottime prestazioni della 5D mk II? L’esiguo incremento di risoluzione lascia presagire che ci sia stato un miglioramento. Così è effettivamente stato, anche se gli annunciati 2 stop di differenza tra mk II e mk III riteniamo siano troppo ottimistici. Quello che possiamo dire senza remore, è che in diverse occasioni abbiamo scattato a 6400 ISO ed ottenuto immagini perfettamente utilizzabili a seguito di una leggera riduzione del rumore in post-produzione in Lightroom 4. Questo perché il rumore di luminanza presentato dalla macchina è molto piacevole e, per questo, facilmente rimuovibile in post-produzione.

Fino a 1200 ISO, il rumore è praticamente assente e comincia ad essere lievemente visibile attorno ai 1600 ISO. A nostro parere, le immagini restituite dalla 5D mk III sono perfettamente utilizzabili fino a 6400 ISO e moderatamente utilizzabili a seconda dell’impiego previsto (cioè della dimensione di stampa finale prevista) fino a 12800 ISO, quando la necessaria riduzione del rumore in post-produzione inizia a far perdere dettaglio all’immagine oltre limiti accettabili. Si tratta, quindi, assolutamente di prestazioni di altissimo livello, sebbene non ci si attesti sui risultati eccellenti della Nikon D3s. Potete vedere numerosi esempi di fotografie riprese in condizioni di scarsissima illuminazione tra ISO 1600 e ISO 6400 nella gallery di immagini relative al Concerto per la Terra 2013, che ha visto come protagonisti Khaled e Fiorella Mannoia al teatro della Luna di Assago lo scorso Aprile.

Menù

Il menù della macchina rispecchia le tendenze mostrate nelle più recenti reflex di casa Canon prodotte nelgli ultimi due o tre anni. Tutte le informazioni sono suddivise in menù contestuali al cui itnerno sono presenti, quando necessario, diverse pagine che raccolgono tutte le varie informazioni. Ovviamente non mancano su un corpo di natura professionale come questo possibilità avanzate di personalizzazione. Si va, infatti, dalla possibilità di riassegnare le funzioni a molti dei comandi presenti sul corpo macchina, alla possibilità di creare dei menù personalizzati con le impostazioni che utilizziamo maggiormente. E’, inoltre, possibile impostare fino a 3 modalità custom, che ci permettono di preparare la macchina con delle impostazioni predefinite. Ad esempio, io ne ho selezionata una per tutte le volte in cui scatto in condizioni di scarsa illuminazione e in cui è richiesta discrezione da parte nostra (ad esempio in teatro, per la danza o in chiesta): in questo caso, la modalità C1 imposta automaticamente la modalità di scatto silenziosa, alza gli ISO a 1600, rimuove il bip della messa a fuoco e riduce la luminosità del display posteriore.

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Connessioni, memoria e batteria

La Canon 5D mk III offre diversi modi per far interagire la macchina fotografica con altri dispositivi. in particolare, sul lato sinistro del corpo troviamo la classica connessione mini-USB per collegare la macchina al computer, i jack per le linee in e out audio, la presa per la sincronizzazione delle torce da studio ed una mini-HDMI per la trasmissione del flusso video.

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Sul lato destro del corpo, invece, è possibile trovare il vano che ospita una scheda di memoria di tipo Compact Flash (CF) ed una di tipo Secure Digital (SD). L’adozione del doppio slot di memoria è un’altra caratteristica della 5D mk III che la differenzia profondamente dalla precedente mk II. In particolare, gli scenari di utilizzo in cui la seconda scheda può essere utilizzata per effettuare il backup della prima, oppure per la registrazione del video mentre la prima rimane dedicata alle immagini sono potenzialmente scenari molto utili. Purtroppo, però, lavorando con un sistema misto di supporti SD e CF si riscontrano rallentamenti importanti nel flusso dati: poiché SD e CF hanno tipicamente velocità di scrittura e lettura profondamente differenti tra loro a vantaggio delle memorie CF, l’inserimento di una SD nello slot automaticamente limita la velocità di scrittura sulla CF alla massima accettabile dalla SD. Questa limitazione, presente solamente quando si utilizza la seconda scheda per fare un backup “in-camera” della prima, deriva dal fatto che per poter iniziare a scrivere la nuova immagine è necessario attendere il completo salvataggio della precedente e le peggiori prestazioni delle schede SD di fatto limitano anche le più performanti schede CF.

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Se, invece, utilizziamo la seconda scheda per gestire i video o ne prevediamo l’utilizzo solo una volta che la prima scheda si sia riempita completamente, allora potremo beneficiare interamente delle prestazioni da capogiro delle schede CF durante, ad esempio, una raffica. Teniamo però bene a mente che la capacità di raffica della macchina in generale non dipende esclusivamente dalle prestazioni in scrittura del supporto di memoria che stiamo impiegando, ma anche dalla dimensione del buffer di memoria della macchina. Nel caso della 5D mk iii, io ho optato per schede CF Lexar da 32GB di capacità e velocità di 800X che non mi hanno dato assolutamente problemi con raffiche in RAW di circa 10/12 scatti prima di iniziare ad avvertire un rallentamento a causa del riempimento del buffer. Di contralto, utilizzando schede SD classe 10 come le ottime Samsung insorgono importanti rallentamenti nella raffica già dopo le prime 5/6 fotografie scattate, come era facile attendersi data la differenza in prestazioni tra schede CF e SD. Purtroppo, il mancato supporto fornito da Canon alle recenti SD UHS rappresenta un limite importante nell’utilizzo della seconda scheda con funzione di back-up in camera, ma ci dice molto della scelta fatta da canon di strizzare l’occhio al mercato degli amatori evoluti, che venendo da un segmento di corpi macchina più basso possono continuare ad utilizzare il loro parco di schede SD.

Dal punto di vista della batteria, la nuova 5D mk III usa la stessa unità LP-E6 che equipaggiava la 5D mk II e che troviamo sulla nuova EOS 6D, sulla 7D e sulla 60D.
LP-E6
Questa è sicuramente una gran comodità per chi possiede altri corpi macchina compatibili con la stessa unità.

Flash

Come tutte le reflex fullframe di casa Canon, la 5D mk III non è dotata di un flash integrato a causa dell’ingombro del pentaprisma nella calotta superiore del corpo macchina. Questo ci forza, qualora volessimo utilizzare un flash, a fare ricorso ad una unità esterna, con il disagio che questo comporta di un ulteriore peso da portare con noi.

Comparto Video

La 5D mk II alla sua uscita nel 2008 ha completamente cambiato e stravolto il mondo delle reflex digitali introducendo la capacità di registrare video con prestazioni assolutamente straordinarie. L’attuale generazione si presenta con un DNA da purosangue nel comparto video. Stiamo preparando un test ad hoc dedicato al segmento video; vi invitiamo quindi a tornare a farci visita o a mettere “Mi piace” sulla nostra pagina Facebook, per rimanere aggiornati e non perdere la recensione della 5D mk III dedicata alle sue capacità video!

Conclusioni

Come anticipato nell’introduzione, la nuova Canon 5D mk III è assolutamente FANTASTICA! Rappresenta sotto molti punti di vista un incredibile miglioramento rispetto alla precedente generazione, anche se dimostra ancora qualche piccola imperfezione che riteniamo si sarebbe potuta risolvere facilmente. Pensiamo, ad esempio, alla mancata implementazione delle schede SD UHS o allo strano comportamento dei punti di messa a fuoco attivi che non è possibile distinguere da quelli non attivi. D’altro canto, l’adozione del modulo AF dell’ammiraglia Canon 1D-X rappresenta senza ombra di dubbio un miglioramento rispetto alla mk II enorme.

Le migliorie introdotte con la 5D mk III giustificano l’aggiornamento da una 5D mk II? A nostro avviso no, a meno che non fossimo talmente interessati al favoloso autofocus ed alla capacità di raffica da giustificare l’investimento economico non trascurabile. Se, invece, ci chiedete se vale la pena sostituire una 5D prima generazione o una qualsiasi reflex con sensore APS-C, allora il nostro suggerimento è di prendere una 5D mk III senza alcuna esitazione se rientra nel vostro budget. Già, perché quello che ha sorpreso più di tutto al momento della presentazione dopo il modulo AF è stato proprio il prezzo di lancio: 3459€!! Una cifra da capogiro, ben più alta rispetto al valore di esordio della generazione precedente. Fortunatamente, a distanza di un anno e più dalla presentazione, ricercando attentamente sulla rete è possibile trovare delle buone occasioni attorno ai 2500€ con garanzia europea. Un prezzo sicuramente alto, ma che è ampiamente ripagato da un corpo macchina dalle prestazioni assolutamente d’avanguardia seconde solo, nell’utilizzo vero sul campo, all’ammiraglia 1D-X nel complesso. Esistono, infatti, sicuramente soluzioni che offrono singolarmente una risoluzione maggiore, migliori prestazioni ad alti ISO, raffica migliore o un prezzo inferiore. A nostro avviso, però, la Canon 5D mk III rappresenta la migliore combinazione tra prestazioni, versatilità d’uso e qualità costruttiva che il mercato abbia da offrire.

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About the author

Daniele

Daniele, da sempre appassionato di fotografia e di tutto ciò che vola, insegue le sue passioni conseguendo una laurea in ingegneria astronautica ed esplorando sempre più a fondo l'universo fisico e quello fotografico, sperimentando e raccontando il mondo come lo vede attraverso la sua macchina fotografica.