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Sin dall’annuncio dei vincitori dell’ultimo World Press Photo, si sono sollevate polemiche per le foto di Giovanni Troilo vincitrici della categoria Contemporary Issues. E’ di ieri la notizia che il premio è stato revocato dalla giuria del WPP. Scopriamo insieme perché.

Da quando il World Press Photo è stato istituito nel lontano 1955, le polemiche a valle della assegnazione dei prestigiosi premi è sempre stata presente. Trattandosi del più importante concorso fotografico dedicato al fotogiornalismo, la grande eco mediatica e il consistente numero di partecipanti ha sempre portato in dote critiche e contestazioni per i premi assegnati.

Quanto successo nell’ultima edizione, però, è abbastanza nuovo ed inusuale. Riassumendo i fatti, il fotografo italiano Giovanni Triolo è stato nominato vincitore della categoria Contemporary Issues grazie al lavoro “La Ville Noir – The Dark Heart of Europe”, ambientato nella città belga di Charleroi.

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A valle della premiazione, la reazione indignata del sindaco della cittadina belga Paul Magnette, che ha visto la sua città e la sua comunità rappresentata in una maniera a suo giudizio offensiva e non veritiera, ha portato la giuria del World Press Photo a rivalutare l’assegnazione del premio. A seguito di ulteriori analisi e ricerche, è stato portato alla attenzione della giuria e di tutti noi che molte della immagini inviate per il concorso sono state create ad hoc e non riprese spontaneamente osservando ciò che naturalmente stava avvenendo. Osservando le immagini, infatti, si nota un certo stile editoriale, più vicino al mondo della ritrattistica che a quello del fotogiornalismo.

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Ad esempio, una delle fotografie di cui si è discusso maggiormente, con protagonista un cugino dello stesso Giovanni Troilo, è stata contestata sia per la sua dettagliata costruzione a tavolino (Troilo stesso ha dichiarato di aver inserito un flash nella macchina con espressa autorizzazione dei soggetti ripresi), sia perché apparentemente scattata a Bruxelles e non a Charleroi.

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Il fotografo italiano, nel corso di una lunga intervista telefonica con Michele Smargiassi di Repubblica, ha cercato di spiegare la totale trasparenza del suo operato agli occhi della giuria del WPP e ha puntato la sua linea di difese sulla differenza tra fotogiornalismo e storytelling.

Ovviamente, il dibattito su cosa sia vero fotogiornalismo e cosa rientri a pieno titolo in questa genere fotografico è completamente aperto e, è ovvio, continuerà fintantoché ci saranno fotografi disposti a raccontare storie ed avvenimenti con le loro immagini.

Dove posizionare il sottile limite tra la visione del fotografo e la sua interpretazione dei fatti e l’effettivo loro svolgimento?

Quello che, però, è e deve rimanere imprescindibile è l’etica e la buona fede del fotografo che, in nessuna maniera deve falsare l’informazione e trasmettere un messaggio alterato rispetto alla realtà che ha davanti. La domanda che, quindi, ha sollevato tutta questa vicenda è se una realtà manipolata per enfatizzare e drammatizzare degli aspetti reali sia ancora una realtà fedele e inalterata. Secondo la giuria del World Press Photo la risposta è no (anche se verrebbe da chiedersi se la valutazione delle immagini di Giovanni Troilo sia stata, quindi, poco attenta, perché l’uso di luce artificiale e una certa collaborazione tra fotografo e soggetti è abbastanza evidente in molte delle immagini).

Ciò che la comunità sta comunque apprezzando di tutta questa storia, è che sta interrogando tutti noi su cosa significhi veramente fare fotogiornalismo efotografia documentaristica, aprendo discussioni che tutti speriamo porteranno a comprendere meglio ciò che fotografiamo e come lo fotografiamo. Resta il fatto che concorsi fotografici come il WPP hanno regole stringenti e molto precise da rispettare per poter entrare in concorso e, questa è la speranza, avvenimenti come quelli che hanno coinvolto il fotografo Giovanni Troilo aiuteranno certamente a rendere più chiare e trasparenti le prossime edizioni di questo prestigioso concorso.

Indipendentemente dalle polemiche e dai premi, però, le immagini di Giovanni Troilo sono e rimangono di grandissima qualità e spessore e vi consigliamo di dare uno sguardo al suo lavoro sul suo sito internet. Il premio per la categoria Contemporary Issues è andato, quindi, a Giulio Di Sturco per il suo lavoro Chollywood.

Voi cosa ne pensate di tutta questa storia? Siete d’accordo con la decisione della giuria del WPP oppure pensate che le foto di Giovanni Troilo rientrino nella categoria del fotogiornalismo? Fatecelo sapere lasciando un commento qui in basso oppure mettendo “Mi piace” alla nostra pagina Facebook e partecipando alla discussione sulla nostra bacheca.

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About the author

Daniele

Daniele, da sempre appassionato di fotografia e di tutto ciò che vola, insegue le sue passioni conseguendo una laurea in ingegneria astronautica ed esplorando sempre più a fondo l'universo fisico e quello fotografico, sperimentando e raccontando il mondo come lo vede attraverso la sua macchina fotografica.

  • Ecco la foto vincitrice del World Press Photo 2014
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